mercoledì 18 luglio 2012

Il Gioco della Gelosia

Leu ed io parliamo moltissimo, è uno dei ragazzi più chiacchieroni che abbia mai avuto. Mi sento quasi come se avessi di nuovo un'amica del cuore, quando sto con lui. 

Durante le nostre chiacchierate, ogni tanto lui si lancia in quello che io chiamo "Il Gioco della Gelosia" :

Lui inventa una situazione ipotetica (di solito una situazione che se ribaltata potrebbe farlo ingelosire) e mi chiede come mi sentirei o cosa farei in quel caso. 
Io cerco di rispondere, immaginandomi la situazione e immedesimandomi il più possibile.

Lo scopo del gioco è trovare qualcosa che faccia ingelosire Beatrice.

L: "cosa faresti se mi sentissi fare l'amore con un'alta persona nella stanza accanto?"
B: "In che senso? Beh, se mi invitassi a casa tua appositamente per vederci e poi saltasse fuori all' ultimo momento che c'è anche un'altra ragazza e io 
 per vederti dovessi aspettare che tu abbia finito con una che non conosco saltata fuori dal nulla all'ultimo momento, penso che mi incazzerei!"
L: "beh sì ma quello che c'entra... Io dicevo una situazione come quella che ha fatto ingelosire Luca!"
B: "Ah! Beh, allora penso che sarei contenta per te."

L: " e se io uscissi per i Navigli con Tipa X invece che con te?"
B: "Boh? A me i Navigli fanno cagare!"

E via dicendo...

Di solito il gioco si conclude con Leu che dice qualcosa tipo: "Ah! Visto? Tu non sei mai gelosa!" e io che cerco goffamente di convincerlo del contrario. 
Gli spiego che sì, anche io sono insicura o gelosa, portando degli esempi della mia vita di tutti i giorni. 
"Sì ma quella non è  vera gelosia!" mi dice lui.

Insomma, agli occhi dei miei partner, sembra che niente possa farmi ingelosire. E io stessa ho spesso difficoltà a capire cosa renda le persone gelose. Addirittura Luca si stupisce quando gli dò consigli di relazione quando ha problemi con gli altri suoi partner!
Credo mi sia così difficile descrivere la gelosia perché io stessa non ne conosco il meccanismo e la capisco poco.

In effetti la capisco così poco da doverne cercare la definizione su wikipedia mentre scrivo:

"La gelosia è un sentimento di ansia e incertezza dell'essere umano, causato dal timore che la persona amata sia voluta da altri, o che essa preferisca altri

La conseguenza può essere di rabbia e risentimento verso chi si pensa sia più considerato dalla persona amata; più in generale è causata dalla paura di perdere quello che si pensa di possedere
Secondo Freud il sentimento della gelosia non è rivolto solo alla persona che si pensa di perdere, ma ad una terza persona, quella verso cui si sente rivalità."


Se la gelosia è davvero scomponibile come dice Reid Mihalko (il creatore dei cuddle-parties), allora forse finora ho sempre provato solo uno dei suoi aspetti per volta, o sono stata in grado di riconoscerli e identificarli prima che si ingrumassero e mi travolgessero.

Se chiedo agli altri miei partner cosa provano quando sono gelosi, mi descrivono sensazioni corporee molto nette, come una coltellata o un calcio nello stomaco. Ecco, io difficilmente provo queste cose rivolte verso qualcuno che amo, e quando lo provo, è per motivi diversi dalla gelosia.
Provo questa sensazione quando vengono violati i miei diritti da una persona di cui mi fido, per esempio. O quando la mia fiducia in loro viene minata in qualche modo.

Proviamo a tornare al discorso di Reid: 
Lui scompone la gelosia in tante parti, che chiama i tentacoli del polipo della gelosia
Queste parti sono ciascuna un aspetto separato della gelosia, e rappresentano un bisogno insoddisfatto della persona: c'è la paura di rimanere soli, la paura del rifiuto e della perdita, l' insicurezza, il bisogno di sentirsi unici, speciali, e quindi di "avere l'esclusiva" su qualcosa che sia "solo nostra" (quindi il bisogno di possesso), il bisogno di equità, il desiderio dell'altro, il senso di inferiorità e quindi la rivalità o competizione con gli altri partner o gli altri interessi del partner. Insomma, ce n'è per tutti i gusti!
In realtà se ci penso io provo tutte queste cose, come credo tutti le provino.
Però non sento di potermi definire propriamente gelosa...

Spesso mi sento insicura, ma raramente vedo negli altri la causa della mia insicurezza. Di solito me la prendo con me stessa per la mia inadeguatezza.

Il bisogno di sentirmi unica lo sento sempre, ma è più che altro un bisogno di non essere assorbita in una massa informe di persone anonime e di conservare un briciolo di individualità e personalità, più che di primeggiare sugli altri.
Sono un po' hipster, in questo...

So che la relazione che ho con Moreno è diversa da quella che ho con Luca e da quella che ho con Leu, e non ho paura di non poter "essere unica" per loro, perché so di non essere uguale a nessuna persona che loro frequentano. 
"Io sono unica, proprio come chiunque altro!" 
(Non ricordo chi l' ha detto, ma mi piace questa frase!)

Quello che non sento, invece, è il bisogno di essere considerata migliore.
Rifuggo la competizione come la peste, non credo nel binomio "giusto vs. sbagliato" o "il migliore vs. tutti gli altri", e quando mi accorgo che ci si aspetta che io competa con qualcuno, sento il bisogno di abbandonare il campo. Come in qualsiasi altro caso in cui mi viene imposto qualcosa dall'alto.
Forse sono ingenua in questo, ma spero un giorno di poter vivere in un mondo in cui abbiamo tutti la stessa importanza e siamo tutti sullo stesso piano, e proprio per questo ci sentiamo liberi di essere diversi e di non doverci per forza omologare né competere, ma di collaborare e portare ognuno la propria esperienza personale per arricchire il dialogo e lo scambio di idee.

Questo purtroppo mi porta a rimanere profondamente delusa quando qualcuno si dimostra peggiore di me in qualcosa, piuttosto che compiaciuta. 
Non trovo niente di bello nel fallimento degli altri, neanche di chi mi sta sul cazzo, perché è un fallimento che potrebbe riflettersi negativamente sulla collettività.
E so perfettamente che forse invece non dovrei aspettarmi che gli altri decidano di porsi sul mio stesso piano ed accettare le stesse responsabilità, nemmeno qualora venisse davvero data loro questa possibilità.

Sentirmi sola e depressa, di tanto in tanto, fa parte di me. Ormai ho imparato ad accettarlo come un lato della mia personalità, e non a considerarlo qualcosa che va corretto. Quando mi capita, posso chiedere ai miei partner di starmi vicini, nei limiti delle loro possibilità. Ma questa mia sofferenza non ha niente a che fare con la presenza di altri metapartners.

Sentirmi rifiutata è qualcosa su cui non sono in grado di lavorare, e quando succede semplicemente tutto il rapporto viene distrutto, come se non fosse mai esistito. 
Quindi il motivo per provare gelosia semplicemente decade:
Se ho già perso una persona, non posso più avere paura di perderla, quindi la definizione di gelosia che dà wikipedia non si applica molto facilmente. Il sentimento che provo verso gli ex che mi abbandonano è più simile a un lutto che a quello che normalmente viene descritto come gelosia: per me il partner è come se fosse morto, poco importa determinare a posteriori quale sia la causa della morte. Sapere che mi ha lasciata per un' altra persona non lo rende più o meno doloroso di sapere che mi ha lasciata per altri motivi. 
Se decido di indagare sulle cause arrivati a quel punto, ormai è solo per poter fare tesoro dei miei errori, e assicurarmi che non vengano più ripetuti in futuro.

Sul senso di possesso hanno sempre prevalso l'amore per l'altro e l'incapacità di arrogarmi il diritto di decidere per gli altri, perché la considererei una prevaricazione, mentre per quanto riguarda l' equità, trovo la questione molto complicata e non esauribile tramite un post di blog.

Ricordo la gelosia di mio fratello e le sue continue accuse di essere "di parte" o di "preferire me" rivolte ai nostri genitori, accuse forzate ai limiti dell' assurdo, come lo sono spesso i discorsi dei bambini, e ricordo il mio disagio di fronte a questi attacchi rivolti a loro, ma diretti verso di me. 

Loro sbagliavano nel preferirmi, quindi io ero la pietra dello scandalo.
Io ero ciò per cui stavano facendo i "cattivi genitori".
Essere neutrali e completamente "equi", quando ci sono di mezzo i sentimenti, non solo è impossibile, ma può essere dannoso. 
Io mi sentivo molto più insicura e bisognosa di protezione di mio fratello, che vedevo come un esempio di autonomia e di forza, e dare a entrambi lo stesso ammontare di attenzione e di cure, avrebbe probabilmente creato problemi altrettanto gravi. 

Stessa cosa può valere per i rapporti sentimentali fra non consanguinei. 
Uno dei miei partner potrebbe avere bisogno di più attenzioni dell'altro, e io potrei essere naturalmente portata a dare più attenzioni a uno invece che all'altro, e quindi ogni singolo caso va analizzato separatamente, e chi si sente trascurato ha certamente il compito di farlo notare, perché nessuno di noi sa leggere nel pensiero. 
Ma c'è una sottile differenza tra "far notare" le cose con serenità e "rinfacciarle gratuitamente".

Non credo che ne farei una questione di "equità e giustizia" se uno dei miei partner volesse passare più tempo con altri partners che con me, credo ci si dovrebbe accordare meglio in modo da non far sentire nessuno trascurato, certo, ma non conterei il numero di ore che passa con le altre persone per rinfacciargli che è più di quanto passi con me.
Ognuno di noi fa quello che può con il tempo e le risorse a propria disposizione!

Solitamente in un rapporto, con il passare del tempo, si tende a desiderarsi e a volersi vedere sempre di più, per riempire i buchi e permeare sempre più nella vita dell' altro. Questo percorso, se fatto in maniera sana può dare molto alla coppia, ma non è detto che lo si possa o voglia fare con tutti, o che abbia per tutti la stessa velocità, e soprattutto non ha senso pretendere che l'altro elimini gli altri per dedicarsi a voi a tempo pieno. 
Proprio come non mi aspetto che la persona che amo si licenzi per stare sempre con me, non mi aspetto neanche che rinunci agli altri partner, a vivere da sola (se lo preferisce) , a vedere amici e parenti, o ai propri hobby e alle proprie passioni per me. 
E mi aspetto che gli altri mi rispettino allo stesso modo.


Forse in fondo non riesco a essere gelosa nel senso classico del termine ( vale a dire far scenate, lamentarmi, mettere veti eccetera) perché sono stufa di gente che si sente il diritto di farlo con me, e ho ormai un rifiuto così radicato verso certe limitazioni che mi è capitato di subire, da non poter concepire di imporle a qualcuno che amo.

Per questo stesso motivo, non riesco a prendere troppo sul serio la gelosia, né a comprenderne del tutto il funzionamento.
Ma dire che io non sono mai gelosa di niente, oltre che impreciso, è anche molto pericoloso: 
Io non sono infallibile, e questa falsa percezione che io sia immune alla gelosia può indurre gli altri a sopravvalutarmi. 
La mia paura è che quando sarò davvero gelosa, nessuno se lo aspetterà, nemmeno io , e finirò per combinare un casino. Quindi vigilo restare vigile e tenere sempre d' occhio i miei sentimenti, per prevenire la catastrofe.





martedì 17 luglio 2012

Redentore... ma anche no.



Un'altra notte insonne.
Non ho brutti pensieri né dolori, semplicemente sono un gufo: il mio orologio biologico funziona al contrario.

E' un problema che ho fin da bambina, e di cui mi piacerebbe parlare dettagliatamente in un altro post.
Almeno stavolta sono in casa mia, seduta comodamente davanti al pc, invece di essere rannicchiata su una spiaggia durissima e affollata di ragazzini ubriachi.

Sabato io e Leu siamo stati al Redentore, una festa annuale veneziana che cade ogni terza domenica di luglio. La caratteristica principale del Redentore è il suggestivo spettacolo pirotecnico in piena laguna che si tiene il sabato prima. Spettacolo che ovviamente io non riesco mai a vedere con nessuno dei miei partner fissi, sarà destino!

Per aver vissuto per 3 anni intorno a Venezia, ci ho sempre fatto poca vita mondana, soprattutto di notte. In generale non mi piace uscire, a meno che qualcuno non mi accompagni e mi guidi.
Non ho mai avuto amici che potessero ospitarmi a Venezia per la notte, salvo un'unica volta, e anche avendoli avuti non sono il tipo da importunare troppo i nuovi amici con tante richieste di favori, quindi la mia possibilità di girare per Venezia di notte è sempre stata limitata dagli orari dei servizi pubblici: i treni quando vivevo in provincia, e l'autobus notturno quando vivevo a Mestre.


il problema del treno è che dopo le 23.30 non ce ne sono più, quindi avevo il "coprifuoco logistico" imposto da Trenitalia. Mentre le linee notturne c'erano ogni mezz'ora, ma erano comunque un po' scomode da dove abitavo, e non avrei mai viaggiato da sola a notte fonda.

Sono stata al mio primo Redentore prima di andare a vivere con Moreno. Da quando stiamo insieme non abbiamo mai potuto andarci insieme, perché io stavo male o lui lavorava in pizzeria (c'è anche da dire che un Honey Badger come lui se ne sbatte di cose dispendiose, inutili e romantiche come i fuochi d'artificio!).

Quest'anno volevo dedicarmi un po' di più al mio rapporto con Leu, non solo perché è un rapporto nato da poco, ma anche perché, mi costa ammetterlo, il nostro rapporto richiede una maggiore manutenzione, perché nella comunicazione a distanza siamo proprio carenti: io mi incazzo facilmente perché lui spesso mi sembra arroccato nel difendere le proprie idee, o mi dà l'impressione di non prendermi seriamente; io temo di poter essere presa in giro e faccio molta fatica a fidarmi, specie se non lo posso guardare in faccia, e così finiamo per litigare o andare in crisi per delle cazzate.

Con Luca questo non succede quasi mai, e devo dire che per certi versi mi sembra di avere il problema opposto (ma forse per questo argomento ci vuole un post a sé stante).
Inoltre il problema con Luca è che lui, pur lavorando in settimana, lavora spesso all'estero, e il weekend se lo brucia per gli spostamenti in aereo. Così non sempre c'è la possibilità di vederci nei weekend (oltre a esserci quei 230 km di distanza in più, rispetto a Milano, che rendono più costoso e difficile vedersi).

Insomma ho pensato bene di portare Leu al Redentore, vedere i fuochi insieme, e magari andare a dormire in spiaggia. Avevo in mente qualcosa di romantico e avventuroso. Invece è stato un completo disastro.

Innanzitutto, ho stupidamente cassato l' idea di andare al concerto dei Chemical Brothers a Jesolo perché avevo paura che ci saremmo persi e che sarebbe stato pieno di fattoni da rave party, e non me la sentivo di andarci da soli (non me la sarei sentita di andarci neanche con una squadra di rugby al completo, a essere sincera!) ed è stato il mio primo errore.
Poi ho pensato "massì chi se ne frega di vedere i fuochi da vicino, possiamo anche andare al Lido di Venezia e guardarli da lì!" secondo errore. 
Il terzo errore è stato non portare una tenda, nella convinzione che un saccoa pelo in due sarebbe stato sufficiente e che avremmo sicuramente trovato un posto in cui infrattarci lontano da occhi indiscreti.

Insomma, il risultato è stato che da dove eravamo non si vedeva assolutamente nessun fuoco d'artificio, la musica faceva cagare, e non abbiamo chiuso occhio per via del casino e dei ragazzetti ubriachi che ogni tanto ci dondolavano addosso. Ah, e le zanzare ci hanno mezzo divorati.

Beatrice fail...

Non so quale strana forza centripeta tenga Leu vicino a me. Dubito fortemente che un uomo sopporterebbe mai tutti questi inconvenienti solo per un po' di figa (peraltro rotta). 
Dev' essere vero amore se ha resistito così bene a tutti i miei tentativi di sabotarlo: prima mi perdo per Milano, poi lo avveleno con una torta immangiabile, poi i miei scoppi d'ira, e adesso questa roba.
Se all' inizio avevo paura che potesse rivelarsi un nuovo Svuota-mente, il fatto che non mi abbia ancora lasciata dopo questo weekend è una prova d' amore davvero inequivocabile!


Dulcis in fundo, mentre ci stavamo recando in stazione per prendere il treno è scoppiato un temporale che ci ha tenuti pressati sotto il ponte di Calatrava assieme a una quarantina di persone tra cui molti turisti e alcuni tipi strani che continuavano a urlare, spintonarci e a pretendere il nostro cibo a mo' di "elemosina coercitiva".

Beh se è vera 'sta cosa che le brutte esperienze vissute assieme fanno da collante per il rapporto... dopo questa disavventura io e Leu siamo già allo stato di simbiosi!

Non è la prima volta che mi capita di "rovinare tutto" con un partner. Ho vomitato addosso a Mr. Monogamy prima che iniziassimo a frequentarci, e molti dei miei ex hanno subito disgrazie simili in mi compagnia, quando non addirittura causate da me.
Non ricordo chi mi ha appioppato il soprannome di Calamity Bea, forse la mia migliore amica. Ora capisco perché mi calza a pennello.


Sapere che qualcuno ti ama, quando tutto va bene, è sicuramente piacevole. Ma sapere di essere amata anche quando succede un piccolo disastro è una cosa che ti riempie il cuore.
E non solo la persona che ami non ti rinfaccia niente, ma anzi, vedendoti mortificata, ti consola pure, ti conforta, minimizza, addirittura ci scherza su. E' una boccata d' aria fresca, per me!


Non credo in Dio o in entità superiori (anche perché se esistessero si starebbero divertendo alle mie spalle dalla mia nascita peggio di un bulletto dell' asilo!), eppure ogni volta che succede qualcosa di simile, non posso che sentirmi grata. Non so bene verso chi, verso la vita forse. Provo una chiara sensazione di gratitudine.
Sono grata di avere delle persone così fantastiche nella mia vita.


E insomma, questa è la storia di come io e Leu siamo sopravvissuti al nostro peggiore appuntamento. Il peggiore fino ad ora, per lo meno...

Ora devo solo cercare di non organizzare più niente per i prossimi 6 mesi, così forse riusciremo ad arrivare integri alle vacanze di Natale!








sabato 7 luglio 2012

Bea strikes back!


(Foto di un gattino per farmi perdonare per l' assenza)




Sono tornata a scrivere dopo troppo tempo! so che non ho scusanti per la mia assenza, quindi non mi scuserò per niente e passerò subito a scrivere, così inizio a recuperare!

Ho avuto un po' di problemi da risolvere e ho cambiato account perché l'altro si era riempito di spam e perché sentivo il bisogno di liberarmi di quello vecchio (un giorno magari vi racconterò la sua storia). Spero che Léu vi abbia intrattenuti a dovere durante la mia assenza!

Questo post è un off-topic, ovvero un post che non parla propriamente di poliamore né della mia vita amorosa (anche perché ultimamente va tutto a gonfie vele, cheppale vero? :P)
Quella di oggi è più che altro una riflessione su alcuni problemi di comunicazione/percezione che mi capita spesso di avere. E la comunicazione è uno strumento importante anche e soprattutto nelle relazioni poliamorose. Avviso ai naviganti: la prenderò mooooolto molto larga...

In questi giorni ho riflettuto molto su ciò che ero e su ciò che voglio diventare, e questo mi ha fatto riaffiorare molti ricordi.
Alle medie ero la classica ragazzina secchiona che nessuno si filava, ero timida e un po' impacciata, e non riuscivo a interessarmi propriamente ai ragazzi fighetti e un po' bulli definiti "popolari".
Risultato: in terza media più o meno tutti i ragazzi popolari erano stati fidanzati con tutte le ragazze popolari, secondo una qualche misteriosa turnazione non si sa bene decisa da chi, mentre io non ero mai stata con nessuno. 
Ricordo che uno di questi ragazzi popolari era particolarmente bulletto e molesto.  Veniva da fuori, non aveva fatto tutte le elementari con noi, ma si era "ambientato" (cioè imposto) quasi subito, ed era un buco nero di attenzione, oltre ad avere molti problemi di disciplina. Ma siccome le altre ragazze lo trovavano carino, lo sopportavano.
E io sopportavo di vederle tutte intente a sospirare per lui e a pendere dalle sue labbra.  Bleah!
L'ego di questo ragazzino era smisurato, si atteggiava a uomo di vita vissuta, e siccome veniva dalla Città, si permetteva di sputare sentenze e fare battute pesanti più o meno a caso su tutti gli insegnanti e i membri della classe, anche i più fragili. 
Ciò che di sicuro non riusciva ad accettare era che qualcuno non lo cagasse, e quindi io, che mi ritraevo per una normale reazione alla sua prepotenza, non ho mai legato con lui, né sono mai stata troppo presa di mira (perché si sa che, per quel tipo di ragazzi, se non reagisci non c'è gusto a infastidirti).
Vengo da un piccolo paesino, e dato che i giovani in campagna non hanno niente da fare e si annoiano facilmente, la droga scorre a fiumi. Alle medie già c'era qualche mio compagno di classe che fumava erba regolarmente. O almeno che si vantava (Uao, che vanto!) di farlo, ma non ho mai indagato sulla veridicità di tali asserzioni. 
Io alle medie giocavo ancora coi lego di Belleville, solitamente mandandoli in viaggi extradimensionali per sconfiggere la terribile minaccia cosmica delle streghe giganti -cioè le mie Barbie (Sì lo so suona ridicolo, ma capitemi! ero una bambina con tanta fantasia e pochi mezzi!) .
Insomma, per farla breve, ero troppo impegnata a salvare il mondo per pensare alle canne!


Ricordo che un giorno io, la mia Migliore Amica delle Medie e il Ragazzo Vissuto, eravamo dalle parti del cimitero a farci una passeggiata, e mentre lui si rollava una sigaretta e ci spiegava che fumava perché la sigaretta gli teneva compagnia, io lo guardavo disgustata.
Troppe erano state le lotte per ottenere (?) che un padre fumatore non fumasse in casa in mia assenza, per accettare che un ragazzo della mia età, ancora "salvabile", decidesse di ficcarsi nella stessa situazione di totale dipendenza da una sostanza cancerogena.
Lui dal nulla iniziò a prendermi per il culo: doveva avere notato il mio disgusto, e più in generale la mia noia e la mia indolenza nello stare lì con loro (dopotutto avevo pur sempre interrotto la mia missione per salvare il Mondo dalla Minaccia Barbie per stare lì a reggere il moccolo a loro due: un pischello che fumava "per la compagnia", e un'amica che molto probabilmente avrebbe preferito restare da sola con lui e spupazzarselo tutto).

A un certo punto, come spesso accadeva nella sua escalation di battutine, non riuscendo a controllarsi gliene è scappata una più grossa del solito: mi ha incalzata e, forse per commentare la mia flemma, ha tuonato "Minchia Bea, tu sei una di quelle persone che a 20 anni finiranno per ammazzarsi di pere!" o qualcosa del genere.

O_O

Io ho sgranato gli occhi. Non avevo mai sentito nessun bambino di 12-13 anni parlare di eroina. Le mie uniche fonti al riguardo erano i miei genitori, le pubblicità progresso, le voci di paese sul Tossico Del Paese, un personaggio macchiettistico sempre presente nel paesino di provincia dove sono cresciuta, e le canzoni degli 883 (Traispotting l' avrei visto solo qualche anno dopo al liceo, durante un' autogestione).
Ricordo che abbia vagamente tentato di sdrammatizzare dicendo "scherzavo!" e ridendo della mia faccia preoccupata, ma ormai era fatta: il suo commento mi aveva fatto molta impressione, e per molti anni mi è rimasto come una scheggia di granata nel cranio, scavandomi nel cervello il dubbio che potessi davvero essere così debole da lasciarmi tentare. 
In fondo io per tutti ero sempre stata quella depressa ed esaurita, quella che sveniva e faceva fatica a educazione fisica, quella che dormiva poco, quella che a ogni gita le veniva da piangere, quella che non diceva niente ai bulletti perché non si sapeva difendere. 
Forse il Ragazzo Vissuto aveva ragione, forse lui sapeva come vanno queste cose, visto che veniva dalla Città e ne aveva viste più di tutti noi messi insieme. Forse dovevo correre ai ripari prima che fosse tardi. 
Ehi, no ma, un momento. Stiamo parlando di un ragazzino di 13 anni... Che cazzo ne sapeva, lui, di com'è fatta la gente che si fa le pere?? 
Lì fu confermato il mio dubbio che il suo carattere prepotente e il suo bisogno di attenzione fossero un sintomo di problemi in famiglia. Problemi belli grossi, viste le tematiche di suo interesse. 

Nella mia mente si era fatta strada una doppia consapevolezza, il dubbio di una certezza, quello che io chiamo un "pensiero-ombra": se c'era tra noi due un individuo fragile che rischiava di "rimanerci", quello era lui.

Sono molti quelli della nostra generazione che "non ce l'hanno fatta": Alcuni sono finiti davvero a farsi le pere,  altri hanno optato per la cocaina, che è più socialmente accettata e viene usata per reggere i ritmi frenetici di certi lavori e di certi contesti sociali, altri sono finiti in brutti giri e sono dei similteppisti mezzicriminali, altri semplicemente hanno visti infranti i loro sogni di successo, e sono finiti a fare gli operai , o si sono aperti un negozio coi soldi del nonno, o si sono sposati e sono diventati la brutta copia dei loro genitori. 
I più fortunati ora hanno un lavoro banale e stabile quanto la crisi gli permette di esserlo,  una serie di mutui e debiti da pagare per permettersi dei lussi che non hanno il tempo di godersi, e una famiglia che può parare loro il culo in caso di bisogno.
Io, come tutti i gatti che si rispettino, mi sono trovata un bipede che mi dà latte fresco tutti i giorni.


Dopo le medie non ho quasi mai più rivisto quel Ragazzo Vissuto. Solo un giorno, mentre mi rilassavo un po' all' ipercoop con la mia Migliore Amica del Liceo, ho incrociato lui e suo fratello, che sfortunatamente mi hanno riconosciuta.

Dico sfortunatamente, perché con una rapidità fenomenale siamo passati dai convenevoli, tipo "ciao, allora, come va! quanto tempo!" a lui che per qualche motivo trovava divertente prendermi in giro per il fatto che alle medie mi piaceva Enya (in realtà mi piace ancora, l'intero filone new age e soprattutto le colonne sonore mi aiutano a veicolare i pensieri quando dipingo, solo che con l'avvento di internet ascolto sempre meno musica che già conosco e sempre più musica "nuova" in streaming).

Insomma sembrava il solito pagliaccio di sempre, non ci avrei trovato niente di strano, se non per il fatto che stava urlando in pieno centro commerciale, attirando gli sguardi di tutti e anche un po' d' odio dei passanti infastiditi, lasciandosi andare in una serie di -chiamiamole frasi ? -decisamente sconnesse, usando un tono offensivo e mimando il tutto con una serie di movenze teatrali esageratamente concitate. Sembrava Ace Ventura sotto amfetamine.

O_o

"Di cosa ti sei fatto?" gli ho detto con tono neutro e con la mia tipica smorfia a labbro mezzo alzato e sopracciglio inarcato. 
Non so perché l' ho detto. Non avevo mai avuto esperianza diretta di drogati, all'epoca, e avevo solo un vago sospetto che quelli potessero essere gli effetti di una sostanza X . Non avevo nessuna prova per dire una cosa del genere, né sapevo che una frase del genere è spesso sufficiente a innescare una reazione violenta in molti tossici (un po' come chiedere a una ragazza nervosa se ha le mestruazioni), eppure la frase mi è uscita dalla bocca in maniera del tutto naturale ed istintiva, al punto che mi sono fatta impressione da sola. 
Eppure non avevo pensato male di lui. Non l' ho detto per rispondergli male né per zittirlo, e non era neanche per ridere. Ero seria come non lo ero mai stata nella mia adolescenza. Ed ero preoccupata per lui. E iniziavo a provare un vago disagio anche per me e la mia amica.
La mia faccia bruciava, le orecchie erano bollenti, ma non era imbarazzo né fastidio, non erano le solite sensazioni che di solito quel ragazzo era in grado di suscitarmi, quando mi mancava di rispetto. 
Avevo i brividi lungo la schiena. Avvertivo che lui non era in sé, e che qualcosa di più grande di lui lo aveva portato via, e anche se eravamo in un centro commerciale affollato in pieno giorno, quella cosa invisibile a occhio nudo ci minacciava tutti. Come in quei film catastrofici in cui sai che il virus letale può essere veicolati da uno starnuto, e il tizio vicino a te improvvisamente inizia a starnutire. Volevo andare via di lì, ma allo stesso tempo volevo restare lì con lui, parlargli, dirgli "ma che cazzo ti stai facendo??".
Mi sentivo come una madre che pizzica il figlio ubriaco per la prima volta, e rimane delusa di lui e di sé stessa, per non avere fatto bene il suo lavoro.
Se ci pensate ha un che di assurdo, visto che io non sono responsabile per la vita degli altri. Eppure continuavo a sentirmi responsabile. Pensavo di dover fare qualcosa. Pensavo di potere. Mi illudevo di potere.
Il Ragazzo Vissuto era caduto anche lui in quel mondo arido, che tristezza. 

O forse era così già dalle medie. 
Forse lo è sempre stato, e lo ha nascosto così bene da fregarci tutti.

Il mio "Di cosa ti sei fatto?" ha subito fatto raggelare il fratello e l'amico del Ragazzo Vissuto, mentre lui ha continuato a blaterare come se niente fosse, come se non mi avesse neanche sentita.
Suo fratello, che era sempre stato quello meno popolare, ma anche il più tranquillo e il più simpatico dei due, mi ha mormorato piano "no, lascialo perdere, non lo fa apposta" o qualcosa del genere, volgendo lo sguardo altrove in preda all' imbarazzo.
E se lo è portato via, come si fa con i bambini Down quando si eccitano troppo.


Io ero perplessa. Il mio sguardo perso nel vuoto, il cono gelato fragola e limone che mi colava sulla mano. 
Tutto qui? Il Ragazzo Vissuto si era lanciato in una profezia auto-avverante, era questo ciò a cui avevo assistito al cimitero, anni prima?

Da grande poi avrei capito che lui ha sempre fatto quello che molti adulti ancora fanno in maniera totalmente infantile e che non si accorgono di fare: proiettare.
Lui si sentiva segnato, si identificava in me per il mio disagio, che però aveva origini diverse dal suo, e splaf! mi ha appiccicato addosso le sue pare. Sembra moscia e depressa: inserire etichetta "PERA" qui.

Il meccanismo della proiezione psicologica funziona un po' come lo "specchio riflesso" dei bambini,  se escludiamo la poco edificante parte del "chi lo guarda va nel cesso".

Le persone ti guardano, credono di averti inquadrato, ma invece stanno parlando di sé.
E tu puoi lasciarle parlare, criticare, sfogarsi, e capire molto di loro.


Noterete subito uno degli effetti collaterali più mostruosi di questa pratica: tutti proiettano, e tutti possono dirti che stai solo proiettando, e quindi è come mettersi in mezzo a due specchi: si può avere una spirale infinita di proiezioni, in entrambi i sensi e da entrambe le parti. E non se ne esce più.
Da questo meccanismo di difesa umano, innato e quindi presente in tutti, nascono diversi problemi dati dall' incapacità a un'educazione comunicativa e percettiva adeguata tipica della nostra società.  Citerò solo i due più ricorrenti nella mia vita, anche se sono sicura che siano molti di più...
Problema 1: come faccio a distinguere un' opinione oggettiva da una proiezione, negli altri?
 

Io parto sempre dal fatto che nessuno è esente dal cadere in questo tranello. Non esistono persone che abbiano il totale controllo del proprio subconscio, e quindi non prendo mai l'opinione di nessuno per oro colato, la prendo per quello che è: un' opinione. E le opinioni sono tali perché opinabili.
Per quanto riguarda opinioni sbagliate che le persone possono essersi fatte su di noi, come ad esempio il Ragazzo Vissuto che mi dà della futura tossica, sulla base delle sue impressioni superficiali... allora sta a me decidere:
a) se la sua opinione cosa mi crea o meno problemi, e perché.
b) se e come ho intenzione di dimostrare il contrario.

(Paradossalmente, quella frase che all' epoca mi sembrava così campata in aria ora mi sembra uno dei trucchetti di psicologia inversa meglio architettati nella storia della mia vita, visto che ora sono la persona meno interessata agli stupefacenti che io conosca!)

E se non sono sicura che la mia opinione sia del tutto oggettiva e priva di "impurità" della mia spazzatura inconscia, io di solito lo ammetto. Non c'è niente di male ad ammettere i propri limiti, di tanto in tanto!

Problema 2: ... E se sono abbastanza sicura di parlare in maniera onesta e oggettiva, ma vengo comunque "accusata" di proiettare?
è sempre difficile dare un'opinione spassionata a una persona che non vi vuole ascoltare, specie se la persona in questione ha rudimenti di psicologia sufficenti da sapere come prendere uno specchio e usarlo per accecarvi con il suo riflesso. Benvenuti nel magico mondo 

NOTA BENE: La cosa importante in questi casi è ricordarsi che, per quanto duramente possiate venire aggrediti verbalmente, l' altra persona ha probabilmente reagito male perché sta panicando per i fatti suoi, quindi anche se sembra essersela presa con voi, non abbiatene a male, c'è più paura che cattiveria, nelle sue parole.
E non è un esercizio di autocompiacimento, è la triste realtà.
Questo è il motivo per cui mi sento di sconsigliare le persone che vogliono aiutare gli altri senza accettare che di tanto in tanto gli altri possano girarsi e dar loro un mozzicone:
Una Guardia Forestale non dovrebbe soccorrere a mani nude una piccola volpe ferita se non ha fatto il richiamo dell' antirabica, né una persona dovrebbe tuffarsi in mare per salvare uno che sta affogando se non ha un brevetto da bagnino.
Quindi attrettatevi. Non fate come me! eheh...


Il mio approccio con questo tipo di persone è di tipo fallimentare, perché io per correttezza inizio sempre tutti i miei discorsi puntualizzando che si tratta di mie opinioni, frutto della mia esperienza, cosa che loro cercano di usare contro di me guarda caso solo quando l'outcome della discussione li infastidisce, sulla base del fatto che la mia opinione è frutto della mia esperienza e non della loro (eh grazie al cazzo!) e che quindi non è un'opinione legittima perché non può applicarsi al loro vissuto. Quindi sulla base di queste premesse, nessuno in realtà può veramente dare consigli o avere opinioni? Sono confusa...
Nel fare questo, le persone deviano la discussione verso una sorta di limbo, che per comodità chiameremo meta-discussione. Queste vengono spesso usate nei dibattiti per mettere "fuori uso" un' argomentazione, a differenza delle descussioni, in cui le argomentazioni di tutti vengono ascoltate e si arriva a un punto d' incontro. Ho letto un articolo molto interessante al riguardo proprio ieri, lo trovate qui.
La meta-discussione è una discussione sul modo in cui la discussione è stata portata avanti fino ad ora (non sto scherzando!) allo scopo di cercare falle di tipo logico, linguistico, terminologico che (secondo chi la avvia) andrebbero a costituire prova sufficiente per invalidare il discorso venuto fuori nella precedente discussione di due ore. 
Discorso che in realtà non ha mai necessitato di nessun tipo di validazione, visto che comunque fin dall' inizio io avevo portato come mia personale interpretazione dei fatti e non avevo innalzato a verità assoluta. Insomma, se non ti piace, non darmi retta e morta lì, no?
Per capirci, è lo stesso espediente usato dai troll online quando il flame sarebbe lì lì per esaurirsi, e la gente si attacca al modo di scrivere ( le k piuttosto che l'apostrofo al posto sbagliato o l' uso del congiuntivo) perché i contenuti del tread sono ormai morti da un pezzo e han lasciato il posto a odio e anarchia verbale.
Volendo ci sarebbe anche da fare  un parallelo con l'espediente narrativo del "ah ma era tutto un sogno, quindi un' ora di film non è mai avvenuta!" in quanto a senso di inutilità che queste meta-discussioni lasciano all' interlocutore. 
Oppure il parallelo del "credevo di amarti, ma era tutto finto!" , usato anch'esso come espediente narrativo nelle soap opera più squallide, o nella vita reale per svicolarsi da una relazione-tampone (altrettanto squallide). Ma non voglio forzare troppo il discorso né andare off-topic dal mio post off-topic, se no potrei generare un buco nero. O un'emicrania.

Come avrete già intuito, io trovo del tutto inutili e sconfortanti le meta-discussioni.
La loro unica utilità è farmi capire se la persona ha davvero interesse a sentire cosa ho da dirle, o se ha solo voglia di creare un monologo in cui lei parla e voi ascoltate passivamente per dimostrare a sé stessa che "ha ragione" (concetto questo a me alieno: non esiste "avere ragione" , esistono una serie di opinioni più o meno discordanti tra di loro. In alcuni casi specifici, come in un tribunale, diverse persone sentono le varie parti in causa e decidono "da che parte stare" . il verdetto non è mai una decisione piovuta dal cielo data da un'autorità assoluta, ma è sempre frutto di un compromesso. Quindi "avere ragione" secondo determinati valori etico-morali non garantisce né che la legge ci darà ragione, né che gli altri siano obbligati ad ascoltarci e a darci retta. Serve solo, il più delle volte, a gratificare l' ego di chi sente il bisogno di essere validato).

Insomma, se l' interlocutore ingaggia in una metadiscussione sui modi e tempi della discussione e ignora i contenuti della stessa, o la butta sulla dicotomia "avere ragione vs. avere torto", io di solito mi defilo e vado a fare cose più costruttive, tipo osservare per ore il mio pesce rosso che boccheggia (abbiamo una mini-acquaponica! più informazioni in un futuro post). 

Purtroppo non potrò mai dare opinioni o consigli che non siano schietti,scomodi, irritanti e puzzolenti, e ciò implica un margine di rischio di rimanere delusi, offesi o asfissiati, soprattutto se si è particolarmente suscettibili o permalosi su un dato soggetto che si ha particolarmente a cuore.
O se si hanno manie di protagonismo e deliri paranoidi, anche questa è un' opzione...


L'ultima cosa che voglio è ferire gli altri - anzi no è la penultima, l'ultima è essere obbligata a fare cose che non mi va di fare, tipo scrivere regolarmente su 'sto cazzo di blog, mannaggia a Leu che lo ha resuscitato!
 Ma l' ultimissima cosa che voglio è raccontare balle o "indorare la pillola", quindi vorrei cogliere l' occasione per chiedere a chiunque mi contatterà in futuro di tenerlo bene a mente, e di interpellarmi per le loro questioni personali solo se sono in grado di sopportare la mia risposta senza prenderla troppo sul personale.

Riassuntino: Non fatemi domande di cui non potete sopportare la risposta, altrimenti subentra il pesce rosso.

Bentornata a me!

martedì 3 aprile 2012

POLINTERVISTA (fine)

Kat, Leon & Daneel

D: Luca, ti senti (ti sei sentito) escluso dalla relazione per i suoi caratteri biografici e geografici?

Bea: nuoooo! se ti senti escluso dimmelo! ti faccio tante coccole!

rispondo anche alle domande non rivolte a me, da perfetta rompicoglioni: credo che per luca sia molto più difficile che per noi, sia perché lui è "solo soletto" a casa sua con una figlia che non lo capisce, mentre io e Daneel possiamo consolarci a vicenda quando lui va via, sia perché io sento meno l'esigenza di sentirci tutti i giorni per molto tempo, mi basta una parolina dolce o un sms ogni tanto, e avendo avuto da sempre relazioni più virtuali che reali sono più abituata alle grandi distanze, alla mancanza di contatto fisico, verbale e visivo prolungato (un mio ex viveva in Baviera, e stavamo anche 6 mesi senza vederci nella vita reale). 

Da parte mia mi crea un po' di disagio avere come partner un uomo di poco più giovane di mia madre, perché ho dei complessi edipici irrisolti con mio padre, con cui non parlo da tempo, e la paura che i miei problemi personali vadano a minare il nostro rapporto, o che mia madre e mio fratello abbiano un infarto vedendolo, è tanta.
Poi però ci penso razionalmente, e mi rendo conto che "age is just a number", come si dice, e che [Luca] è una persona interessante e fantastica a prescindere dalla sua data di nascita, e so che qualunque problema ci dovesse essere lo risolveremo insieme, quindi chissene!


Luca: No, Bea, non mi sento escluso, perché sentirmi escluso presumerebbe una volontà di esclusione da parte di Bea e Moreno, cosa che assolutamente non c'è. 
Allo stesso tempo, sì, mi pesa moltissimo la distanza che c'è fra noi: sicuramente la nostra relazione sarebbe diversa se potessimo frequentarci con più continuità.
Per i caratteri biografici: guarda, è ovvio che la differenza di età crea "distanza" un un certo senso, ma ci sono distanze ben peggiori. 
Preferisco un milione di volte stare con persone con le quali condivido tanto (e quel che condividiamo non si limita al nostro modo di vivere le relazioni) ma non l'età piuttosto che trovare qualcuno con cui condivido l'età... e basta.



D: l'Italia, ammettiamolo, è "giovine": il vostro rapporto si snoda alla luce del sole fra di voi o anche nel sociale in cui vivete, lavorate? 

Bea: "lavorate" sigh... magari! 
La mia esperienza personale lavorativo-studentesca si riassume in due semplici parole: mobbing e ostracismo. 
Di solito su un campione di 20 colleghi/compagni di corso, 1-2 rimangono miei amici, dicendo "figo, non fa per me ma se ti fa stare bene, io tifo per te!" mentre gli altri si dividono in : maschi allupati che ci provano con te e si stupiscono che non gliela dai di default (perché chiaramente tu sei una che la la dà a tutti, no?) e per ripicca ti sparlano dietro; donnine indignate per la tua "mancanza di vergogna" (= invidiose perché tu cucchi molto e loro no) che ti sparlano dietro, e donnine bi-curiose con regolare noiosa storia con fidanzatino mono modello "stoccafisso", che vogliono fare di te la loro "esperienza giovanile" , e che quando non gliela dai ti sparlano dietro. 
Uomini che non ci provano e che ti sparlano dietro e basta non ne ho ancora trovati, a parte alcuni amici di quelli con cui già stai , per una qualche perversa combinazione di lealtà amicale e paura che io provoco in loro e che stento a comprendere.

Esperienza sociale: i parenti con cui sono ancora in contatto sanno più o meno tutto di me, il mio account facebook è pubblico e mia madre, mia nonna e mio fratello sanno che tipo di vita faccio, anche se sentendoli così poco non ho occasione di dare loro molti dettagli. 
Ad agosto sono andata a trovarli in vacanza e ho presentato loro Daneel, chee sembra proprio aver fatto loro una buona impressione.

D: come vi rapportate alle reazioni -se ce ne sono- di chi forse non comprende il vostro "modo" di amare? 

Bea: rapportarci? AHAHAH! no, grazie. Sto cercando di smettere.
Io seguo la linea dura. 

Ci sono poi due tipi di persone che non comprendono: i "buoni" che: "io non ci riuscirei mai, ma sono felice per te!" e i "cattivi" che ti giudicano. Con i buoni nascono anche belle amicizie durature (quasi tutte le mie migliori amiche sono mono, e ci rispettiamo a vicenda). 
I cattivi... boh, non sono incline a frequentare persone che non mi accettano per quello che sono. Se dopo un' iniziale discussione sull' argomento vedo che non recepiscono e non mi rispettano, neanche dopo che ho spiegato loro il mio punto di vista, semplicemente mi stanco di parlare al vento, comincio a perdere interesse per il rapporto, a evitarle il più possibile e a limitare le interazioni al minimo indispensabile, mantenendo in alcuni casi dei rapporti di cortesia, qualora non sia proprio possibile troncare del tutto per cause di forza maggiore (ad esempio mia nonna, che mi dice in continuazione "eh, due ragazzi sono troppi" poveretta, non ho cuore di litigarci...Oppure colleghi o conoscenze che dovrò comunque continuare a frequentare). 

D: in quali tempi e termini lasciate sapere ai vostri interlocutori che voi vi amate in tre?

Bea: Non ho regole precise al riguardo: sono dichiaratamente poly e bi,e chiunque mi chieda l'amicizia su facebook può capirlo dal mio profilo (anche se la maggior parte della gente non legge i profili, purtroppo). 
Ovviamente non faccio l' esibizionista e non vado in giro a dire "ciao! Piacere, io sono Kat e ho due morosi!" perché sarebbe stupido, e implicherebbe che credo che a tutti quelli che incontro importi qualcosa della mia vita sessuale.

In generale, la mia parlantina e voglia di comunicare le novità o i fatti miei sono direttamente proporzionali al livello di confidenza che ho con la persona in questione. 
Se si tratta di un'amica d'infanzia che non vedo da tempo, appena mi succede qualcosa le scrivo subito. 
Con mia madre magari lo faccio ma con meno urgenza, perché in famiglia abbiamo avuto dei trascorsi non proprio ottimi e faccio un po' più fatica a fidarmi. 
Con conoscenti di cui mi fido meno, potrei abbozzare dapprima delle battute a tema, e poi lasciare che si presenti l'occasione di parlarne senza pubblicizzare la cosa, ad esempio con "Alla festa di X posso portare un ragazzo solo o due?" e in base alla reazione cerco di impostare il discorso e di capire quanto la persona coinvolta riuscirà a capire di noi senza giudicare. Mi rendo sempre disponibile per chiarimenti in merito. 

In genere non mi faccio problemi a tenere entrambi i miei partner per mano in giro per strada, e finora non ho mai incontrato reazioni negative, al massimo un po' di stupore e curiosità. 
La maggior parte delle persone ha un' espressione buffa a metà tra confusione e stupore se mi vede baciare prima uno e poi l' altro, pochi osano fare domande, i più si convincono di aver visto male, credo...
Dopo le recenti aggressioni a coppie omosessuali, la paura che lo scambio di effusioni poly in pubblico possa disturbare qualcuno al punto di essere aggrediti o cacciati da un locale, in un paese omofobo, sessuofobo e qualsiasiofobo come il nostro è sempre maggiore. Mi piace pensare che siamo semplicemente troppo carini per essere odiati! ^^ (o forse scambiano luca per nostro nonno :P)

D:da quando ognuno di voi si è sentit@ incline a vivere personalmente il fenomeno del poliamorismo?

Bea: personalmente non sapevo neanche che questo concetto esistesse, credevo solo di avere qualcosa di "sbagliato" (come essere ninfomane o incapace di sufficente costanza in un rapporto) .
Temevo che non mi sarei mai adattata al paradigma della nostra società che ti vuole per tutta la vita legata a un uomo solo, così mi sono trovata a fare quello che temo molti di noi facciano, prima di aprire gli occhi: tradire. 
All'inizio ho cercato di essere una monogama seriale, cioè appena mi accorgevo che mentre stavo con X, mi piaceva anche Y, cercavo di capire con quale dei due stessi meglio, e lasciavo l'altro perché mi sembrava la cosa più corretta da fare. 
Ma mi sentivo in colpa per aver scaricato una persona per un'altra, e sentivo la mancanza dell'altra persona, portando me stessa e il partner scelto a dubitare dell' autenticità dei miei sentimenti. 
Ho impiegato molto tempo ad ammettere a me stessa che i sentimenti per X non escludevano quelli per Y, e che questa convinzione era solo frutto di un condizionamento culturale, ma non avevo gli strumenti per farlo capire ai ragazzi che frequentavo, i quali mi lasciavano e mi evitavano, bollandomi come "infedele" e "promiscua". 

La cosa che più mi faceva male, oltre all'abbandono, era ogni volta rendermi conto di quanto fosse stupido che due persone dovessero sentirsi in competizione per una terza persona, quando in circostanze diverse forse sarebbero anche diventate amiche. 
Questo pensiero mi ossessionava, e lo applicavo sia a me ("perché dovrei essere gelosa della ragazza del mio ex? Non posso essere solo felice per loro?") sia a chi era geloso di me.

Sono cresciuta come una ragazza etero e mono, e mi sono scoperta bisessuale e poly verso i 23 anni. 
Voglio subito chiarire che i miei genitori si sono sempre premurati di crescermi secondo valori di uguaglianza e solidarietà, e che mai sono stata influenzata da nessuno a discriminare per razza, orientamento sessuale o genere. 
Da piccola ero inconsapevole di poter provare attrazione anche per le femmine, e quindi mi limitavo ad avere amicizie platoniche per mancanza di consapevolezza della mia sessualità. (vedi la classica "amica del cuore").
Mi sono resa conto di provare attrazione per le donne molto tardivamente, forse anche perché non ho mai trovato una ragazza che mi piacesse anche fisicamente prima dei 18-20 anni. 
Verso i 22 anni ho inizato a frequentare okcupid, il sito di cui ho già parlato, e lì ho conosciuto parecchie persone poly, e mi si è aperto un mondo. 
Purtroppo un mondo molto lontano, dato che in Italia siamo davvero solo quattro gatti. 

Pensavo che il mio sogno di poter amare più di una persona per volta non si sarebbe mai realizzato, perché ero circondata di persone gelose, possessive e giudicanti, e credevo che mi sarei sempre sentita sola e incompresa, finché un giorno finalmente ho conosciuto Moreno. 
Poi però tutti i miei partner successivi a lui erano intimiditi dalla sua presenza e forse pensavano che non sarebbero mai stati al pari di lui, e quindi abbiamo finito per essere solo una coppia con delle idee "un po' strane", e pur essendo in due ci siamo sentiti di nuovo isolati e tenuti a distanza. 

E poi Luca è stato la conferma che non siamo dei poveri pazzi, ma che è davvero possibile essere felici in più di due!
Ora sogno il giorno in cui troverò anche una ragazza in grado di capirmi, dato che da quando ho fatto coming out non ho ancora trovato la mia Principessa...
chissà cosa ci riserva il futuro!

D: avete altri amici o conoscenti in Italia che vivano unioni multiple? 

Bea: Sì, conosco alcuni membri del gruppo di facebook, e speriamo di incontrare molte altre persone come noi! 
Soprattutto spero che il nostro blog aiuti altri come noi a "scoprirsi", a capire che non hanno niente che non va, e a farsi trovare!
Ogni tanto ricevo email da perfetti sconosciuti che mi ringraziano di come i miei post li abbiano spinti a fare coming out con amici e parenti, e la cosa mi dà una gioia immensa!

domenica 1 aprile 2012

POLINTERVISTA (segue...)

Luca, Bea & Moreno herping-derping

D: nell'affettività e nell'intimità, insorge mai competizione fra voi due uomini?

Bea: non ho molto il diritto di rispondere a questa domanda specifica e lo faranno i due "ometti", ma vorrei portare all'attenzione quella che è stata finora la mia esperienza in fatto di competizione maschile: 
Da quando ho avuto relazioni aperte, spesso sono stata il perno di relazioni a V tra 2 uomini etero e una donna. 
Essendo io l'unica cosa che collegava i due uomini, alcuni dei quali marcatamente omofobi e pieni di blocchi, ho notato che spesso mi toccava mediare tra loro, rassicurarli, far capire loro che non c'era motivo perché dovessero competere, perché io non avrei "scelto" uno solo di loro, alla fine, e dovevo anche far capire loro che, per quanto due uomini che si scambiano effusioni sia bello da vedere, soprattutto se entrambi mi piacciono, NON ERA un requisito dello stare insieme in 3. 
Questa è una dinamica molto comune principalmente tra gli uomini etero, mentre quando si hanno due uomini bisessuali, anche se non attratti l'uno dall'altro, la competizione e il disagio risultano quasi assenti, e se c'è un contrasto è molto più velato, e si riduce a una preoccupazione del partner che l'altro "non sia adeguato" o non sia "all'altezza". 
Nel caso di Luca e Moreno sono felice di notare che (forse anche perché tutta la cosa è nata prima tra loro due che con me) non solo non sentono il bisogno di competere per il titolo di partner "migliore" o "più adatto", ma anzi spesso collaborano per prendersi cura di me, e sono in grado di risolvere le loro questioni da soli, senza che io faccia da tramite.
Ciò è reso possibile dal fatto che io non sono mai stata il fulcro della loro interazione, anche se ho giocato un ruolo sicuramente importante perché ho messo loro la "pulce nell' orecchio" di provare a frequentarsi. E Questo mi rende molto felice e mi toglie un grosso peso. ^^
(spesso scherziamo sul fatto che "mi devono una ragazza", visto che io ho trovato loro un ragazzo...)



D: vi capita di litigare a tre?

Bea: finora non è mai capitato, ma io non sono una di quelle persone buoniste convinte che "se ci amiamo davvero non litighiamo". Ho vissuto da sorella minore per anni e sono consapevole del fatto che litigare è una delle forme di comunicazione primarie tra membri della stessa famiglia.
Ne ho capito il valore negli anni, e se è vero che da piccola mi chiudevo in camera per non dover affrontare mio fratello o anche solo per non ascoltare quando veniva sgridato, ora penso che una sana litigata ogni tanto serva ad "arieggiare" il rapporto.

Però preferisco chiamarle discussioni, perché appunto tra persone adulte si tende a discutere quando si è in disaccordo per giungere a un punto in comune, mentre i fratellini litigano anche violentemente e promettendosi di non parlarsi più per affermare il proprio ego,richiedendo spesso un intervento esterno dei genitori per risolvere le loro questioni. 
Spero che quando il momento arriverà, saremo abbastanza maturi da discutere da adulti anziché litigare come bambini, ma in ogni caso la cosa più bella dei litigi è che dopo si fa pace con tante coccole, oltre ad avere molta energia da sfogare in tanto sesso animalesco!


D: nel dizionario del poliamore compaiono termini come "gerarchia" e "secondario": qual'è la vostra esperienza pratica in merito?

Bea: la mia eserienza in merito è l' orticaria. No, seriamente, per quanto capisca che alcune persone debbano mettere certe etichette, o addirittura arrivare ad accordi di qualche tipo, a contratti e a veti per sentirsi al sicuro, io boh, non ne sento particolarmente l' esigenza, e soprattutto credo che le relazioni, a parte quel minimo di manutenzione di cui hanno bisogno, andrebbero lasciate crescere e prendere la forma che vogliono. 

Quando io e Daneel ci siamo messi insieme, non ci siamo mai detti frasi tipo "ti voglio come Primary" o "sei al top della mia gerarchia, baby!" . Non mi ci trovo in questi schemi, perché sono schemi. 
E sono molto, troppo simili agli schemi che molti mono si impongono ("ho tanti amici, ma l'amore è uno solo"). 
Trovo che molte di queste divisioni gerarchiche manchino di rispetto a molti partner per proteggere gli interessi di uno solo, oltre al fatto che non rendono l'idea di come io mi sento davvero verso i miei partner.
Se la mettiamo su un discorso di tipo pratico, direi che posso considerare Moreno il mio (ugh!) "primary" per il semplice fatto che è la prima persona con cui sono riuscita ad avere un vero rapporto aperto, che non mi ha mai imposto limiti al numero o tipo di altri partner che potessi avere. Mi trovo bene con lui come con nessun altro finora, e finora è la mia relazione poly attiva da più tempo. Ma appunto, "finora".
Probabilmente mi sento così con lui semplicemente perché lo conosco da più tempo, vivendo insieme a lui lo vedo tutti i giorni e abbiamo uno scambio d'affetto e di opinioni costante. 

Se un giorno un'altro mio partner dovesse raggiungere un livello tale di confidenza e comunicazione con me, non posso certo escludere a priori che potrei considerarlo allo stesso livello di Moreno, solo perché qualche intelligentone ha deciso che i rapporti poly devono per forza essere organizzati come la brutta copia dei rapporti mono. 
E allora che cosa avrei, due primary? Non ha molto senso. 
Io cerco di non dire che moreno è il mio primary, perché questo implica che ce ne possa essere solo uno per volta, e io non mi riconosco in questo schema. 
Credo che un giorno potremmo avere anche 2,5 10, infiniti altri primary a testa. l'unica cosa che ci frega è il limite spazio-tempo-pecunia, purtroppo! 

In linea generale lascio che siano gli altri a decidere il loro livello di coinvolgimento con me, anche se per me invece le relazioni sono vissute come delle progressioni che seguono tutte delle tappe fisse: frequento una persona, scopro se mi piace fisicamente o meno, introduco l' elemento "sesso" nel nostro rapporto, la frequento meglio, se ci sto bene insieme mi innamoro e la considero parte integrante della mia vita, la presento ad amici e parenti, cerco di renderla partecipe del mio vissuto e spero di invecchiarci insieme. 
Notare che non ho messo tra le tappe i classici "vivere insieme-avere figli-sposarsi-diventare mono-essere mantenuta da loro" e le altre cose che per la maggior parte delle donne costituisce un rapporto "serio". 
(anche se non ho mai capito questa definizione: per me tutti i rapporti sono seri, non è che sto con un* per scherzo!)

Posso capire se loro vogliono un ruolo più secondario, e li lascio liberi di decidere quanto aspettarsi dal nostro rapporto. L' unica cosa che considero veramente irrinunciabile è una buona comunicazione da parte loro di queste loro aspettative. 
Un possibile deal braker è la mancanza di onestà, verso di me o verso gli altri su di me. 
Ci tengo a essere al corrente di cosa hanno in mente, e a non essere il "piccolo sporco segreto" di nessuno.


D: quale componente reputate fondamentale per ampliare lo Sguardo (emotivo e psicologico) oltre il leggendario binomio d'amore?

Bea: ehm, boh? mi sembra una domanda troppo vasta per rispondere con un singolo elemento... Sicuramente comunicazione e apertura mentale. 
E una buona dose di intuito nel riconoscere io propri "simili": ho notato che in generale, se una persona non sapeva già dentro di sé di essere poly, si avvicina a questa realtà solo per soddisfare qualche curiosità sessuale, o la usa come pretesto per un po' di sesso di gruppo. 
Quindi penso sia fondamentale, in qualsiasi conversazione in ambito poly, cercare di capire se l'interlocutore stia effettivamente capendo il discorso o se sia solo condiscendente/arrapato.


D: è indispensabile che in una relazione poly tutti siano Bisex?

Bea: no, ma personalmente ho sempre notato che rapportarmi con uomini etero da donna bisessuale mi faceva sentire una sorta di vuoto, come se fossero in grado di capirmi solo per la metà che riguarda il "w la figa!".
Per questo ho provato quasi una sorta di orgoglio nell'aiutare moreno a scoprire la propria bisessualità! 
Non ho mai avuto partner lesbiche, quindi non so se mi sentirei così anche con loro.

Di certo una volta entrata in una triade in cui tutti vogliono bene a tutti, mi riesce difficile pensare di tornare alle relazioni a V che avevo prima: lo percepirei come uno "scendere di grado", anche se so che ogni relazione è bella di per sé stessa, e non posso certo aspettarmi che i miei due ometti piacciano a tutti quelli a cui piaccio io! 
Non so distinguere il mio disagio derivi dal clima di maschilismo-machismo e di omofobia piuttosto diffuso che si respira nella nostra società, o se sia solo un disagio dovuto al fatto che di primo impatto mi risulta molto difficile capire come un "monosessuale" (gay o etero che sia) possa sentire pulsioni sessuali per una persona discriminando in base a cosa questa ha nelle mutande. 
Anche se poi a una più attenta analisi ovviamente il discorso non è così semplice.

D: Daneel, qual'è il motivo per cui sei felice della presenza di un altro uomo? 

Kat: (pronostico su come risponderà: io dico "il pene!" a pari merito con "così mi aiuta a prendermi cura di Bea che è un lavoraccio!" :P) 



venerdì 30 marzo 2012

Polyintervista! parte prima

Luca, Bea & Moreno


Questa è l' intervista che abbiamo fatto per un forum online. 
Purtroppo nel forum per esigenze di spazio hanno dovuto tagliuzzare un po' le mie risposte logorroiche, quindi abbiamo pensato per amor di correttezza di pubblicarle qui in versione integrale. Enjoy!
b


"Beatrice, Moreno e Luca condividono una relazione poly: vivere più di una relazione nello stesso periodo e alla luce del sole.


Domanda: Beatrice, Moreno e Luca, quando vi siete conosciuti? 

Bea: Ho conosciuto Moreno circa due anni e due mesi fa su Okcupid, un sito di dating poly-friendly e gratuito, o almeno allora lo era. All'epoca vivevo a Mestre e frequentavo già altri due ragazzi, i quali però non erano del tutto a loro agio con la mia idea di rapporto... 

Ma come succede spesso in questi casi, avevano iniziato entrambi a frequentarmi (separatamente) senza impegno solo per il sesso, e una volta che la storia è diventata più seria e ci stavamo innamorando, è venuta a mancare da parte mia la disponibilità a diventare monogama per uno di loro, anzi avevo iniziato a parlare loro di Moreno come una potenziale nuova relazione,e loro si devono essere sentiti "traditi" perché mi hanno lasciata quasi contemporaneamente. 
Uno ha finito per tediarmi con continue scenate di gelosia e insulti, lasciandomi e rimanendoci male del fatto che non abbia cercato di riconquistarlo, mentre l' altro è passato da "potrei chiedere alla ditta di trasferirmi nella sede qui vicino, per vederci più spesso" a "restiamo amici" (che ovviamente nel linguaggio maschile significa "adesso sparisco dalla tua vita senza spiegazioni").

In quel periodo sono anche stata ricoverata in ospedale per un problema all'utero e ho scoperto di avere l' endometriosi. 
Moreno è stato l' unico a rimanermi vicino e a prendersi cura di me per tutto il periodo della mia convalescenza, e più o meno dopo qualche mese di quella che sembrava essere partita solo come una bella amicizia virtuale, ci siamo innamorati e abbiamo quasi subito deciso di andare a vivere insieme, complice forse anche la situazione.
All' inizio temevo che mi compatisse per i problemi di salute che avevo e ero convinta che presto anche lui sarebbe tornato alla monogamia,ma col tempo mi sono resa conto che lui "faceva sul serio" e mi sono sentita finalmente a casa.
Abbiamo avuto altre storie mentre stavamo insieme, tutte hanno seguito più o meno le stesse dinamiche di cui sopra con piccole variazioni, e poi abbiamo (finalmente) incontrato [Luca].


D: la vostra relazione è iniziata come triade?

Bea: No, io e Moreno abbiamo iniziato come coppia aperta, lui con una maggiore tendenza a cercare anche rapporti occasionali o trombamicizie, io con la voglia di formare una famiglia poly di persone che si amano, dato che ho sempre sentito la mancanza di una famiglia stabile nella mia vita a partire dall'adolescenza, e dato anche il mio minore interesse per il sesso fine a sé stesso, siccome ora l' endometriosi mi dà problemi (che poi diciamocelo,secondo me il sesso non è mai solo fine a sé stesso, è una balla che le persone che hanno paura di impegnarsi si raccontano per scaricarsi la coscienza). 

D: avete figli?

Bea: No, magari! Mi piacerebbe averne un giorno, ma sia io che Moreno abbiamo avuto problemi agli organi riproduttivi e non sappiamo se siamo ancora fertili, e Luca ne ha già 3, e forse a 45 anni non ha voglia di metterne altri in cantiere... 
Io personalmente troverei più etico adottare dei bambini che produrne altri in un pianeta già sovraffollato e al collasso, ma credo che sperare nell'adozione di bambini per una coppia di fatto di bisessuali atei poly , in Italia, sia pura utopia, e che lo sarà ancora per molte generazioni. 
Ovviamente anche il fattore economico giocherà sempre un ruolo fondamentale: il fatto che nessuno di noi abbia un lavoro fisso né un'entrata sufficiente a mantenere un* figli* è ancora un grosso limite
Quindi speriamo che un giorno, forse, quando i pianeti saranno allineati, chissà...


D: attualmente vivete tutti insieme? se no, come vi organizzate per incontrarvi? 

Bea: Io e Moreno viviamo insieme nel vicentino, mentre Luca vive a Roma. 
Il suo lavoro gli permette di viaggiare molto, e cerca di incastrare i voli per lavoro con delle visite da noi, la cui frequenza dipende da quanti corsi gli assegnano, quindi non abbiamo ancora una regolarità nel nostro rapporto. 
Noi possiamo andarlo a trovare meno spesso, e purtroppo dobbiamo fare anche un fastidioso discorso materiale: ogni volta che dobbiamo spostarci noi, le spese sono da raddoppiare (2 biglietti del treno ecc.). 
Casa nostra è più spaziosa, quindi finora abbiamo trovato più pratico ospitarlo noi. 
Ma mi piacerebbe molto anche andarlo a trovare. 
Tra l'altro ho anche un altro amico poly a Roma che non vedo da tempo e mi piacerebbe fare una bella rimpatriata...


D: Nessuno di voi tre prova (o ha provato) mai gelosia? 

Bea: Io credo che tutti in certa misura provino gelosia, anche se non per tutti si esprime come desiderio di esclusività verso l' altro, e non per tutti viene soddisfatta da criteri monogami. 

Nel mio caso, essendo io una persona dall' indole molto insicura e apprensiva (peggiorata anche a seguito di alcune mie brutte esperienze passate) può capitarmi di sentirmi trascurata se per esempio resto a casa da sola mentre Moreno o Luca vanno a trovare qualche altro loro partner, come può anche solo capitarmi di sentirmi triste se una persona che amo è troppo presa dal lavoro o da altre attività per darmi cenni di vita. 
Anche se non sono particolarmente ossessiva e non pretendo di sentirci tutti i giorni alla stessa ora, in generale una volta che viene stabilito il livello di comunicazione abituale con cui siamo a nostro agio, prendo l' interruzione della stessa come un campanello d'allarme.
Per esempio con un mio ex ero abituata a sentirci tutti i giorni su skype e lui ogni tanto mi mandava sms con frasi affettuose. Quando ha smesso bruscamente, ho capito subito che qualcosa non andava e ho sofferto molto. Di lì a poco, infatti, la relazione è finita.
Ma credo che capiti un po' a tutti di reagire così in questi casi! 

Un sentimento che ho scoperto di provare, soprattutto quando ho a che fare con delle persone che mi lasciano per seguire la via della monogamia, è di sentirmi esclusa e "scartata" per qualcun altro, e la cosa mi fa soffrire, perché in quanto poly io non ne capisco le ragioni, dato che non sento mai l'esigenza di "scegliere"tra due persone, ma le mie relazioni iniziano e finiscono per motivi indipendenti dagli altri miei partner. 
Non capire le motivazioni degli altri mi fa sempre male.
In questo io provo un tipo di gelosia più tendente all' inclusività che all'esclusività (il classico "anch'io, anch'io!" dei bambini):
La mia reazione, quando qualcuno che amo ha un'altra, è di voler partecipare, di volerne sapere di più, magari anche di farci amicizia, insomma di non voler essere lasciata fuori, piuttosto che di voler competere con l'altra persona o di volerla "eliminare". 
Se l'interazione con gli altri partner della persona che amo mi viene preclusa o diventa ostile, soffro molto.

Per questo devo anche stare sempre molto attenta a non impelagarmi con persone in relazioni di tipo "don't ask, don't tell".